Ormai non occorre più preoccuparsi se e come separarsi dal proprio marito o moglie.

Infatti, con la riforma del diritto di famiglia, questo istituto è visto come un rimedio ad una situazione di intollerabilità nella prosecuzione della vita coniugale, anche se è stato dichiarato l'addebito ad una delle parti.

La separazione personale dei coniugi, sospende gli effetti del matrimonio solo temporaneamente, in attesa o di una conciliazione o del divorzio; l'art. 150 c.c. prevede che può esserci una separazione consensuale o giudiziale.

Quella consensuale a valore tra le parti, per avere efficacia deve essere omologata dal tribunale, quella giudiziale, invece, è pronunciata dal giudice su istanza o di un solo coniuge o di entrambi, a seguito di fatti che rendono insopportabile la vita quotidiana o rechino pregiudizio all'educazione della prole. Può esserci anche una separazione di fatto, ma sarebbe come una accordo tra le parti senza omologazione del giudice, ossia senza nessuna efficacia.

Il nostro ordinamento quindi, prevede una separazione senza colpa, che si può giungere anche quando non si ravvisi la colpa di uno dei due coniugi.

Tuttavia, l'istituto dell'addebito è ancora previsto dalla legge, e si verifica quando uno dei coniugi violi i doveri previsti dall'art. 143 c.c..

L'addebito di colpa, però, presuppone la violazione dei doveri coniugali derivanti dal matrimonio e il nesso di causalità tra tale violazione e l'intollerabilità della convivenza, che deve essere provato dal richiedente.

Pertanto, ai sensi dell'art. 151 c.c. la separazione dei coniugi deve trovare causa e giustificazione in una situazione di intollerabilità della convivenza oggettivamente apprezzabile e giuridicamente controllabile. A tal fine non è necessario che sussista una situazione di conflitto riconducibile alla volontà di entrambi i coniugi, ben potendo la frattura dipendere dalla condizione di disaffezione e di distacco spirituale di una sola delle parti, verificabile in base a fatti obiettivi emersi, ivi compreso il comportamento processuale, con particolare riferimento al tentativo di conciliazione, e a prescindere da qualsivoglia elemento di addebitabilità.

Per fare un esempio, l'allontanamento dalla casa coniugale, senza il consenso dell'altro coniuge e confermato dal rifiuto di tornarvi, costituisce violazione di un obbligo matrimoniale, conseguentemente può essere causa di addebitamento della separazione, poiché porta all'impossibilità della coabitazione. Tuttavia, non sussiste tale violazione qualora risulti legittimato da una giusta causa, da ravvisarsi anche da frequenti litigi tra gli stessi coniugi.

In conclusione, il giudicante nel pronunciare la separazione, deve individuare, da fatti obiettivamente emersi nel corso del giudizio, l'esistenza, anche in uno solo dei coniugi, di elementi di disaffezione al matrimonio che rendano intollerabile la convivenza. Al venir in essere di tale condizione, anche da parte di una sola parte, si deve ritenere che questi possa proporre domanda di separazione, non costituendo quest'ultima motivo di addebito.

 

Pubblicato il 27/09/2013

   
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