L’immagine è tratta dal fumetto Topolino in versione In un contesto in cui la malasanità è molto frequente è d'obbligo soffermarsi sulle responsabilità dei medici e della loro equipe.

E' sempre più frequente trovare una diversificazione delle specializzazioni e dei ruoli in campo medico e ognuno è responsabile della propria attività a seconda della specifica diligenza professionale.

Ci si domanda, tuttavia, se due sanitari che collaborano tra di loro, anche con qualifiche differenti, debbano vigilare sull'operato dell'altro o affidarsi alle rispettive professionalità.

In base al principio dell'affidamento ogni soggetto non dovrà preoccuparsi della condotta colposa degli altri, ma potrà, appunto, fare affidamento della diligenza altrui.

 

Tuttavia, a detto principio sia la dottrina che la giurisprudenza hanno posto alcuni limiti.

In primo luogo vi è la figura del capo equipe; la sua posizione apicale rispetto agli altri fa nascere un dovere di sorveglianza e coordinamento delle attività dei propri sottoposti. Infatti, in relazione al fine comune ogni sanitario, nel rispetto dei canoni di diligenza e prudenza connessi alle specifiche mansioni svolte, dovrà osservare gli obblighi derivanti dalla convergenza di tutte le attività.

Il contratto di parcheggio meccanizzato sussiste quando vi è un'area attrezzata predisposta per far parcheggiare i veicoli attraverso sistemi automatici e sono previsti apparecchi elettronici di pagamento per la prestazione ed il ritiro della macchina.

Molto discussa, sia in dottrina che in giurisprudenza, è la sua qualificazione giuridica, essendo un contratto atipico.

Il dibattito si concentra sull'applicabilità, al citato istituto, delle norme relative al contratto di deposito, con inclusione dell'obbligo di custodia e di responsabilità in caso di furto dell'automobile, ovvero delle norme relative al contratto di locazione di area, con esclusione della responsabilità del gestore per la custodia dei veicoli.

Si pone molto spesso il problema riguardo la possibilità di poter costruire con una maggiore cubatura rispetto a quella che è possibile richiedere in relazione al terreno di proprietà. Infatti, succede frequentemente che il proprietario di un terreno voglia costruire ad esempio una villetta a due piani, invece, la cubatura prevista per il suo terreno gli concede di poter effettuare solo un piano.

Lo strumento negoziale idoneo per risolvere tale ostacolo è la cessione di cubatura, ossia un contratto finalizzato al trasferimento di volumetria, che si realizza con il provvedimento amministrativo.

Più semplicemente questo negozio giuridico è un accordo in virtù del quale il proprietario di un'area edificabile trasferisce, in tutto o in parte, al proprietario di un'area vicina o confinante la potenzialità edificatoria del proprio terreno, dando così a quest'ultimo la possibilità di richiedere al Comune un permesso di costruire con una maggiore cubatura rispetto a quella che avrebbe potuto realizzare.

L'art. 99 c.p. disciplina l'istituto della recidiva, ossia la condizione personale di colui che commette un delitto non colposo dopo essere stato condannato con sentenza, definitiva e irrevocabile, per un altro delitto non colposo.

Il legislatore, quindi, ha evidenziato le capacità delinquenziali di un soggetto, la sua indole criminale. Il citato articolo, infatti, prevede varie forme di recidiva, in base alle modalità di commissione del nuovo delitto e ne regola l'aumento di pena in ordine crescente di gravità.

La recidiva, dunque, può essere:

  • semplice (art. 99, comma 1, c.p.): chi dopo essere stato condannato per un delitto non colposo ne commette un altro può essere sottoposto ad un aumento di un terzo della pena da infliggere per il nuovo delitto;

  • aggravata (art. 99, comma 2, c.p.), per cui può essere previsto un aumento di pena fino alla metà: se il nuovo delitto è della stessa indole (recidiva specifica); se il nuovo delitto è stato commesso nei cinque anni dalla condanna precedente (recidiva infraquinquennale); se il nuovo delitto è stato commesso durante o dopo l'esecuzione della pena (recidiva vera), ovvero durante il tempo in cui il condannato si sottrae volontariamente all'esecuzione della pena (recidiva finta);

  • reiterata (art. 99, comma 4, c.p.): se il recidivo commette un delitto non colposo l'aumento della pena nel caso del primo comma è della metà e nei casi previsti dal secondo comma è di due terzi.

La recidiva, pertanto, esprime una maggiore capacità a delinquere del reo e una maggiore gravità del reato sotto l'aspetto della colpevolezza.

   
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