Nel procedimento di esecuzione, opera il principio della preclusione processuale derivante dal divieto del bis in idem; regola dettata dal secondo comma dell'art. 666 c.p.p., che impone al giudice dell'esecuzione di dichiarare inammissibile la richiesta che sia mera riproposizione, in quanto basata sui medesimi elementi, di altra già rigettata.

Il citato articolo nel sancire questo principio, quindi, fa operare detta preclusione solo quando le questioni reiterate siano del tutto identiche a quelle già disattese, non quando si tratti di fatti o questioni che hanno formato oggetto della precedente decisione, ovvero di medesime questioni fondate su presupposti di fatto e motivi di diritto diversi da quelli già presi in considerazione, non importa se antecedenti o sopravvenuti rispetto alla decisione.

Il marito è padre del figlio concepito durante il matrimonio!

Nel matrimonio per verificare se un figlio sia o meno concepito dopo le nozze è necessario avere come riferimento il termine di centottanta giorni dalla celebrazione del matrimonio e ciò si ricollega all'azione di disconoscimento della paternità.

Il figlio nato prima che siano trascorsi centottanta giorni dal matrimonio è legittimo, sebbene sia concepito prima, se uno dei due coniugi, o il figlio stesso, non ne disconoscono la paternità, mentre, il figlio nato dopo che siano trascorsi centottanta giorni dalle nozze si presume concepito durante il matrimonio. Di conseguenza, l'azione di disconoscimento di paternità ruota a seconda che siano trascorsi questi centottanta giorni dalla celebrazione del matrimonio alla nascita del figlio.

Ormai non occorre più preoccuparsi se e come separarsi dal proprio marito o moglie.

Infatti, con la riforma del diritto di famiglia, questo istituto è visto come un rimedio ad una situazione di intollerabilità nella prosecuzione della vita coniugale, anche se è stato dichiarato l'addebito ad una delle parti.

La separazione personale dei coniugi, sospende gli effetti del matrimonio solo temporaneamente, in attesa o di una conciliazione o del divorzio; l'art. 150 c.c. prevede che può esserci una separazione consensuale o giudiziale.

I reati previsti nella legge fallimentare (R.D. 1942 n. 267) sono individuati in distinte ipotesi di reato, ciascuna delle quali hanno elementi costitutivi differenti. L’art. 216, ad esempio, prevede la bancarotta fraudolenta patrimoniale, documentale e preferenziale, l’art. 217, invece, prevede la bancarotta semplice, mentre l’art. 218 disciplina il ricorso abusivo del credito.

Queste fattispecie, quindi, si differenziano sia sul lato soggettivo che oggettivo, ed in alcuni casi anche a livello temporale, ossia se commessi prima o dopo la dichiarazione di fallimento. Gli stessi, tuttavia, vengono accomunati dalla circostanza che si tratta di condotte commesse dall’imprenditore a margine di una situazione di dissesto patrimoniale, a volte finalizzate ad impedire la distribuzione della massa patrimoniale attiva ai creditori. Il bene giuridico tutelato, dunque, viene individuato negli interessi patrimoniali dei creditori.

   
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