Oggi si parla spesso di accesso e divulgazione di dati aperti forniti da privati e dalla Pubblica Amministrazione al fine di fornire agli utenti la possibilità di conoscere e di utilizzare tali dati. L'introduzione nel mondo dello sviluppo software del concetto di Open Source è stato il primo passo per arrivare alla nascita di una nuova visione open, sulla condivisione delle informazioni, affermata proprio in questo ultimo ventennio.

Open source (termine inglese che significa codice sorgente aperto), in informatica, indica un software i cui autori (più precisamente i detentori dei diritti) ne permettono e favoriscono il libero studio e l'apporto di modifiche da parte di altri programmatori indipendenti. Questo è realizzato mediante l'applicazione di apposite licenze d'uso.

La definizione di Open Source è stata coniata negli anni novanta da Bruce Perense Eric Raymond, in cui viene fornita una nuova idea di software free, rilasciato con licenze libere che ne permettono lo studio e il riutilizzo anche a scopi commerciali.

Grandi figure emergenti, come il noto Linus Torvalds, inventore del sistema operativo Linux, e di importanti multinazionali del calibro di IBM e Sun Microsystems, ora Oracle, hanno scelto l'Open source così che la nuova realtà si affermasse rapidamente in tutto il mondo e la collaborazione tra differenti competenze garantisce un'affidabilità tale da consentire ai nuovi prodotti di competere, senza difficoltà, con i più importanti software proprietari.

Questa nuova idea di condivisione, partita dallo sviluppo software, inizia ben presto a diffondersi in altri ambiti, dove ne vengono riconosciuti i vantaggi; tuttavia, è con i primi movimenti Open, che si osservano i primi reali cambiamenti: con Open access, ad esempio, che dal 2004 promuove la divulgazione di contenuti scientifici ad accesso libero e senza restrizioni, ed anche Open Content che sostiene l'apertura nel web di tutti i tipi di contenuti: file, testi, immagini, e video.

 

Nel 2007 a Sebastopol, ispirati da questa nuova visione, Tim O'Reilly, dell'O'Reilly Media, e Carl Malamud, del "Public.Resource.Org", sponsorizzati da Google, Yahoo e Sunlight Foundation, organizzano un meeting con 30 sostenitori tra funzionari pubblici, informatici ed economisti allo scopo di promuovere l'adozione di una cultura più aperta anche nella sfera istituzionale.

Internet è lo spazio pubblico del mondo moderno, e attraverso di esso i governi hanno ora la possibilità di comprendere meglio le esigenze dei propri cittadini e i cittadini stessi partecipare più attivamente nel loro governo. L'informazione diventa di valore, visto che è condivisa, e perde valore, visto che è accumulata. Open Data promuove un maggiore discorso civile, un miglioramento del benessere pubblico, e un uso più efficiente delle risorse pubbliche.

È a partire da questo discorso, tenuto a Sebastopol nel 2007, che si incomincia ad intravedere il concetto di Open Data conosciuto oggi, che in quei tempi sembrava solo un sogno e che si affermerà soltanto a partire dal 2009 come uno dei pilastri della nuova dottrina dell' Open Government.

Le pubbliche amministrazioni, con l'avvento di internet, iniziano a comprendere come il web rappresenti ormai il nuovo mezzo di comunicazione e di condivisione delle informazioni e di come, tramite la rete e i suoi strumenti, sia possibile migliorare il dialogo ed il rapporto con i cittadini, rendendoli partecipi nelle attività amministrative.

Le P.A., infatti, in piena sintonia con un fenomeno di dimensioni mondiali, che trova nel contesto europeo indirizzi e linee di azione comuni, sono protagoniste di un processo di modernizzazione basato sull'innovazione tecnologica che, con il nuovo millennio, ha assunto pieno slancio e coinvolge in modo capillare le strutture pubbliche centrali, regionali e locali.

Per inquadrare storicamente il fenomeno, si può affermare che la spinta alla modernizzazione è stata attuata attraverso la via normativa negli anni 80-90, è, negli anni 2000, è seguita una spinta prevalentemente tecnologica.

Con l'attuazione del D. Lgs n. 82/2005 Codice della PA digitale, ribadita con la Direttiva del Ministro per le Riforme e le Innovazioni nella Pubblica Amministrazione Verso il sistema nazionale di E-Government - Linee Strategiche (Marzo 2007), si è proposto un percorso di innovazione organizzativa prima ancora che innovazione tecnologica: innovazione, quest'ultima, che può rappresentare una risorsa strategica per la realizzazione degli obiettivi di sviluppo economico e sociale del territorio che sono propri della missione delle PA locali e regionali. Le conseguenze operative di questo scenario indicano come i risultati possibili dei processi di E-Government siano legati soprattutto alla capacità delle pubbliche amministrazioni di creare valore sia attraverso l'organizzazione e l'erogazione di servizi efficaci ed efficienti, ottimizzando le risorse economiche, sia mediante l'approfondimento e l'analisi della conoscenza dei fabbisogni organizzativi interni e dell'impatto dell'innovazione.

Nasce, quindi l' E-Government, ossia l'Amministrazione digitale; un sistema di gestione digitalizzata della pubblica amministrazione, il quale, unitamente ad azioni di cambiamento organizzativo, consente di trattare la documentazione e di gestire i procedimenti con sistemi informatici, grazie all'uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (TIC). Ciò allo scopo di ottimizzare il lavoro degli enti e di offrire agli utenti (cittadini ed imprese) sia servizi più rapidi, che nuovi servizi, attraverso, ad esempio, i siti web delle amministrazioni interessate.

Viene a crearsi, dunque, un sistema di azione digitale comprensivo di tutte le attività amministrative che funzioneranno tramite le tecnologie informatiche e la rete Internet, al fine di perseguire gli obiettivi di efficacia, efficienza, economicità, trasparenza e democraticità nell'erogazione dei servizi pubblici e nello svolgimento dei procedimenti amministrativi.

Con l'introduzione di detto sistema digitale l'utente e le sue esigenze sono poste al centro dell'azione amministrativa e spetta all'amministrazione riorganizzare in termini tecnologici i processi di back office che preparano l'erogazione online del servizio finale.

Porre l'utente al centro dell'azione amministrativa risulta fondamentale sia per poter riorganizzare l'attività amministrativa dedicata ai servizi e riorientarla, sia in quanto risulta essere un elemento di successo per i servizi presentati online, ora in concorrenza con i canali tradizionali. In sostanza per i cittadini che fruiscono dei servizi proposti attraverso canali alternativi a quello tradizionale, deve essere precisa la sensazione di godere di netti e concreti vantaggi.

Il processo di cambiamento guidato dall'esterno, si affianca al più complesso cambiamento che molte PA propongono anche all'interno dell'organizzazione, motivato da esigenze di efficienza interna di tipo organizzativa e soprattutto di tipo economico. Negli ultimi anni la riorganizzazione del processo di back office ha rivestito particolare importanza, in quanto coinvolge non solo più uffici della stessa amministrazione, ma anche uffici di amministrazioni diverse, prevedendo adeguati strumenti di cooperazione tra processi e servizi dei diversi enti.

In sintesi l'apporto dell' E-Government nell'ambito della Pubblica Amministrazione:

  • Migliora l'efficienza amministrativa della PA;
  •   Favorisce l'interoperabilita' tra le amministrazioni;
  •   Migliora la trasparenza dei procedimenti;
  •   Consente l'accesso ai servizi on-line di tutte le amministrazioni e servizi pubblici ed è disponibile 24 ore su 24;
  •   Riduce i costi e tempi;
  •   Garantisce un trattamento paritario per tutti i cittadini.

Le amministrazioni iniziano, pertanto, a creare nuovi portali web per fornire ai cittadini servizi d'informazione e di comunicazione. La loro efficacia, tuttavia, fu minore del previsto e con tempi molto lenti.

Nel 1999 l' E-Governament era di gran moda. Tutti i governi d'Europa, Usa e Asia lanciavano progetti: l'obbiettivo sembrava a portata di mano, una pubblica amministrazione meno costosa, servizi più accessibili, tempo e denaro risparmiato dai cittadini. Non è andata così: l' E-Governament, un pò ovunque nel mondo, ha deluso tutti. Non riuscì, infatti, ad incrementare il dialogo con i cittadini, poiché i servizi offerti, anche se orientati alla comunicazione con i soggetti, risultavano essere ancora distanti da quelle che erano le loro reali esigenze. Anche i portali realizzati, spesso contenevano barriere tecniche che ne limitavano l'accessibilità e l'usabilità.

Appare quindi evidente che le principali ragioni del fallimento dell' E-Government, italiano vadano ricercate nella mancata adozione di modelli di innovazione che siano in grado di far cogliere appieno i vantaggi derivanti dall'uso delle nuove tecnologie oltre che nel mancato rispetto delle norme dettate in materia (a cominciare dal Codice dell'Amministrazione Digitale, D. Lgs. n. 82/2005).

Le pubbliche amministrazioni, coscienti del fallimento dell' E-Government, decidono di orientarsi verso un nuovo modello amministrativo più intelligente rispetto al precedente e con l'obiettivo di creare una amministrazione aperta e trasparente, il cui compito diventi quello di fornire informazioni e dati pubblici, di favorire e semplificare la comunicazione con i cittadini.

Nasce, quindi, l' Open Government, un nuovo modo di gestire la cosa pubblica tramite l'utilizzo della rete.

Per certi aspetti l' Open Government può essere considerato l'evoluzione dell' E-Government, iniziato alla fine degli anni 90, che ha visto la pubblica amministrazione dotarsi per la prima volta in maniera sistematica e strutturata di tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ICT). L'evoluzione dei paradigmi organizzativi e dottrinali che sono stati tipici dell' E-Government hanno necessariamente dovuto fare i conti con una costante evoluzione delle tecnologie - e in particolar modo di internet - che ha portato al web 2.0 e, negli ultimi anni, al fenomeno dei social network.

Le caratteristiche del web 2.0 sono in sintesi:

  • Una nuova visione di internet;
  • Una nuova modalità di utilizzare i dati pubblici in rete diventando indipendenti dagli autori che li redigono;
  • Un nuovo modo di condividere le informazioni;
  • Un nuovo modo di mettere a disposizione database tramite l'utilizzo di linguaggi strutturati (XML o API pubbliche);
  • Grande piattaforma di sviluppo e di aggregazione di servizi forniti da terzi per crearne di nuovi.
   
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